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Una delle qualità del caffè è che è adatto a qualsiasi tipo di gusto. I vari tipi di caffè differiscono per forma, origini geografiche, aroma, e per tanti altri fattori. Si va dal classico espresso, al corto, al caffè lungo, al macchiato. Si passa poi al decaffeinato per chi magari non riesce a sopportare la caffeina, o al macchiato o al corretto per chi preferisce abbinarlo con latte o alcoolici. È bene però ricordare che tre quarti della produzione mondiale di caffè consistono in caffè Arabica, qualità coltivata per lo più nell’America del Sud e nell’America Centrale.

Come viene creato il decaffeinato? Cercheremo di rispondere a questo quesito, partendo dalla descrizione del processo di decaffeinizzazione, che consiste sostanzialmente nell’estrarre la caffeina dai chicchi. Questo processo ha due scopi, ossia quello di produrre, appunto, il decaffeinato, ma anche isolare la caffeina da usare per prodotti cosmetici e di benessere. Non tutti sanno, inoltre, che non è possibile rimuovere completamente la caffeina, ed è per questo che il decaffeinato solitamente contiene caffeina in quantità non superiore allo 0,1 % sulla sostanza secca.

Prima della vera e propria trasformazione in bevanda, assistiamo agli ultimi passaggi dell’evoluzione del caffè. Una volta tostato, il chicco subisce la cosiddetta macinatura, che permette ai vari tipi di miscele di essere compressi in capsule, cialde o rimanere tali ed essere utilizzate nei comuni bar. Esistono dunque due tipi diversi di macinature: per moka, che richiede una polvere di caffè più grossa, e per espresso, a cui serve una polvere più sottile. Un ulteriore curioso dettaglio che ci permette di distinguere i diversi tipi di tostatura è il tempo di erogazione del caffè.

Una volta che il fiore si è trasformato in bacca, la maturazione del frutto del caffè può durare da sei a undici mesi, mentre la stagione della fioritura dipende dal clima e dal terreno. Con il metodo “picking” ogni pianta viene esaminata varie volte per raccogliere tutte le bacche al giusto grado di maturazione. Con il metodo “stripping”, invece, tutti i frutti vengono raccolti contemporaneamente anche se a un grado diverso di maturazione.

Nato a Solza nel 1395, Bartolomeo Colleoni fu un abile condottiero di stirpe longobarda. Fin dalla sua venuta al mondo, Bergamo rappresentò una tappa fondamentale nella sua vita, al pari di città come Milano, e Venezia: quest’ultima considerata la madre patria italiana del caffè. Militò sotto Braccio da Montone e Muzio Attendolo Sforza, con i quali si guadagnò fama nello scontro dell’Aquila.

Venezia fu la prima città italiana che conobbe l’aroma del caffè. Divenne punto di riferimento per i mercanti provenienti da vari paesi europei che volevano commerciare questo prodotto. All’inizio il caffè venne importato in piccole quantità, per un uso molto limitato, come un medicinale. Poi il traffico aumentò e il caffè iniziò ad essere bevuto abitualmente, prima solo negli ambienti aristocratici, e successivamente anche tra le persone comuni negli appositi locali pubblici. Questo processo permise la nascita delle prime botteghe del caffè a Venezia a partire dal 1645.

L’apprezzamento del caffè non fu cosa immediata, anzi. In tanti dubitarono delle sue qualità soprattutto per le provenienze pagane, tant’è che nel Quattrocento fu definita da molti la “bevanda del diavolo”. Uno tra i primi a volerne provare la veridicità fu Papa Clemente VIII, che al primo assaggio espresse la sua opinione decisa: “È così squisito che sarebbe un peccato lasciarlo bere esclusivamente agli infedeli”. Da bevanda malefica, divenne una bevanda cristiana e in gran parte grazie alla benedizione del pontefice il caffè si diffuse in Europa.

Non solo leggende ci raccontano la nascita del caffè. Certo è che le sue capacità stimolanti furono originariamente sfruttate dai mistici sufi nello Yemen durante le lunghe preghiere notturne, già intorno al 1450. Il XV secolo è, infatti, l’etichetta cronologica più quotata da affibbiare alla nascita del “vino dell’Islam” (così lo chiamavano all'epoca). Ma non solo fu apprezzato nelle cerimonie religiose, bensì, con il passare degli anni, anche nella semplice quotidianità.

Maometto era assonnato, stanco, non aveva più le forze per proseguire nelle sue imprese gloriose. Inizia da qui un’altra illustre leggenda di origini turche sulla nascita del caffè. Mentre il profeta stava per coricarsi intervenne niente meno che l’arcangelo Gabriele, che gli portò in dono una bevanda miracolosa dal colore scuro. Scuro come la Sacra Pietra Nera della Mecca, comunemente chiamata “Qawa”. Bastò un sorso a Maometto, per risollevarsi all’istante, tornare rinvigorito e riprendere il suo cammino.

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